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日志


2009/1/24

Qualcosa che non c'è - Elisa

 
Qualcosa che non c'è - Elisa
 
 
Tutto questo tempo a chiedermi
Cos’è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi
Se vado veramente bene
Così
Come sono
Così
 

Così un giorno
Ho scritto sul quaderno
Io farò sognare il mondo con la musica
Non molto tempo
Dopo quando mi bastava
Fare un salto per
Raggiungere la felicità 
E la verità  è

Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c’è
Invece di guardare il sole sorgere

Questo è sempre stato un modo
Per fermare il tempo
E la velocità 
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette
Senza umiltà 
Senza cuore così
Solo per far rumore

Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c’è
Invece di guardare
Il sole sorgere

E miracolosamente non
Ho smesso di sognare
E miracolosamente
Non riesco a non sperare
E se c’è un segreto
E’ fare tutto come
Se vedessi solo il sole

Un segreto è fare tutto
Come se
Fare tutto
Come se
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole

E non
Qualcosa che non c’è

2009/1/20

Chiarimento...

 
Chiarimento...
 
 
Carissimi, il commento della mia amica Claudia mi ha fatto capire che tante cose della svolta che ha preso questa storia voi non le conoscete e forse è giusto che ve ne parli.
 
Lui si è sposato un paio di anni fa con una donna con cui conviveva da qualche anno; ha alle spalle un matrimonio finito, da cui sono nate due bambine (ora belle ragazze, un po' più piccole delle mie).
La sofferenza causata dalla fine di questa sua "prima famiglia" è stata ed è tuttora talmente bruciante e cocente, che trapela da ogni suo discorso, da ogni suo atteggiamento. E' uno strazio, quando racconta delle sue figlie, di quanto le vorrebbe vicino a sè, di come la madre invece le allontana da lui, delle loro telefonate, delle camerette pronte per le loro visite, ma che ultimamente purtroppo restano sempre vuote. E' un padre separato che soffre tantissimo a non vedersele crescere vicino ogni giorno; forse questo fatto è quello che proprio non riesce a perdonare alla sua ex (più che il fatto che lei lo ha lasciato per rifarsi una nuova vita con un altro uomo).
La moglie che ha adesso invece è una donna forte (lui dice che è "suo marito"...), "in casa porta lei i pantaloni": è un tipo volitivo, autonomo, deciso. Hanno trovato un accordo, non so quanto "economico" più che sentimentale; non faccio troppe domande e non voglio entrare nei particolari.
 
Indipendentemente da ciò, nessuno di noi due è adesso nella condizione di lasciare la propria famiglia per dare una "svolta" definitiva alla propria vita.
Lui, perchè ha iniziato questo nuovo matrimonio da poco tempo e di certo non ha intenzione di ri-buttare tutto a monte un'altra volta, io, perchè mi sento dei doveri nei confronti dei miei quattro figli e non voglio buttare all'aria la famiglia (anche se anomala e "zoppa" di affetti, almeno per quel che mi riguarda).
 
Brutta situazione, poco chiara, per niente onesta, che si nutre di menzogne e sotterfugi.
Io uguale a mio marito.
Io che mi prendo "boccate d'ossigeno" per sopportare la quotidianità.
Io che tradisco, così come ha fatto Lui per anni.
Io che mi vergogno, ma allo stesso tempo non so rinunciare ad una persona che mi tratta finalmente "alla pari", senza colpevolizzarmi, e che contemporaneamente mi riempe di coccole, attenzioni e affetto.
 
Giusto? Sbagliato?
Esiste un lato "giusto" e uno "sbagliato" in amore?
Quando e quanto si può, o anzi si deve, pensare a se stessi?  
2009/1/15

la svolta

 
Anno nuovo...
 
 
Chi non conosce il detto "anno nuovo, vita nuova"?
 
L'anno nuovo è iniziato già da qualche giorno; ha portato davvero una ventata d'aria nuova, diversa dal solito, oppure il detto non dice la verità? Per voi, amici miei, come sta andando?
 
Io manco da tantissimo dal blog; forse la novità c'è: sono tornata a scrivere; è questo forse?
 
Ma procediamo con ordine, di certo è meglio se racconto che cosa mi è successo dall'ultimo mio intervento ad oggi.
 
Nel settembre vi parlavo di un uomo che mi aveva fatto ricredere sul mio modo di giudicare il genere maschile; questa persona, che da mesi si interessava a me e che non mi aveva sfiorato nemmeno con un dito, sembrava proprio un "animale strano", ma nel senso migliore e più piacevole del termine, al punto che io avevo urlato quasi al "miracolo"!
Avevamo progettato un "viaggio" insieme, ricordate? Non era importante la meta, se mai saremmo partiti o dove saremmo arrivati, se mai ci fosse stato un inizio. Era già bellissimo così.
Per me era una sensazione completamente nuova, che mi aveva riempito le giornate, i mesi e mi aveva dato una incredibile forza di andare nuovamente avanti, nonostante tutto. Per la prima volta, dopo tanti e tanti anni, qualcuno mi aveva guardato con occhi diversi, facendomi di nuovo sentire una persona, finalmente di nuovo donna, e il suo interessamento, le sue attenzioni mi davano un piacere, una gioia infinita. Tanto più, perchè non chiedevano nulla in cambio, ma solo che ci fossi, che mi lasciassi "accarezzare" dai suoi sguardi, dalle sue parole. E io, che in questo campo ero come "affamata", "digiuna" da anni, figuratevi: ... non chiedevo altro.
Nel mese di ottobre, la svolta.
Lui mi ha detto che si era innamorato di me.
Ho lottato con tutte le mie forze, all'inizio gli ho detto che non erano questi i patti, che doveva essere solo un "viaggio", un gioco e nulla più, poi ho fatto i conti con me stessa e mi sono resa conto che forse io avevo perso la testa per lui già da molto tempo prima, anche se non volevo ammetterlo.
Finalmente siamo "partiti" ed è stato bellissimo.
Non credevo che si potesse amare così. In tutta la mia vita ero sempre stata usata come un oggetto, invece con lui io sentivo finalmente di fare l'amore, una sensazione nuova e mai provata, nonostante i miei cinquant'anni ormai compiuti.
Gli incontri sono stati pochi, perchè non è stato facile trovare il tempo e le occasioni giuste, ma io ero in paradiso.
Sentirmi abbracciare, accarezzare, sentire le sue parole dolcissime, i suoi baci, tanti, delicati, lunghi, e poi le coccole, i suoi racconti... ma allora esistono gli uomini così, come li avevo sempre sempre immaginati e sognati dalla mia adolescenza ad oggi!
Non sono una pazza, ma solo un po' sfortunata, perchè il destino non me lo ha fatto incontrare prima, magari per sposarlo...
E così siamo andati avanti per questi mesi, fra alti e bassi, tutti e solo a causa mia; nonostante lui cercasse di rendermi le giornate serene e gradevoli, io spesso arrivavo con una grande tristezza nel cuore, per la mia situazione familiare e talvolta sono riuscita ad intristire anche lui.
In questi ultimissimi giorni ci siamo parlati molto; soprattutto lui mi ha parlato del suo modo di vedere la vita e di come affrontare le difficoltà, le delusioni e i dolori che spesso ci capitano. Secondo lui il segreto è farseli scivolare addosso, non permettere a queste situazioni di ferirci, di segnarci dentro; con le persone, il suo atteggiamento è di non aver bisogno di nessuno, di non lasciare che qualcuno diventi troppo importante per noi, necessario, indispensabile, perchè solo così gli altri non potranno mai farci del male.
Tutto questo io lo sapevo già, ma l'avevo chiuso in un cassettino in fondo alla mia testa e al mio cuore: pensare a volte mi fa soffrire ancora di più; mi ha detto che devo farmi rispettare dagli altri (da mio marito, soprattutto), a cominciare dal rispetto che io devo portare a me stessa e vivere in leggerezza prendendo il bello che la vita ci offre.
Insomma, la voce del buon senso e dell'ovvietà, in fondo tutto quello che anche voi, amici del blog, mi avete sempre detto e ripetuto.
L'ultima nostra conversazione è stato un suo soliloquio durato più di un'ora; mi ha strapazzato, ma è stato bene così, mi ha parlato da amico e in quanto tale non ha addolcito la pillola, ma mi ha sbattuto in faccia la cruda verità.
Ne sono uscita con le ossa rotte, giuro, mi ha detto di farmi una domanda (già fatta, lo sapete voi che mi leggete): perchè ho sempre permesso a mio marito di trattarmi così, perchè non ho mai detto "no" alle sue richieste di sesso, perchè non ho mai imposto limiti al suo continuo "esagerare".
La risposta è fin troppo facile: perchè non ho stima in me stessa, perchè non credo di avere nemmeno il diritto di dire di "no".
Dunque, sto rivedendo per l'ennesima volta la mia vita, sto facendo per la millesima volta il triste bilancio.
Conclusioni: non amo più mio marito (è triste, ma è così: lo guardo e non lo vedo nè bello nè interessante, ma solo insignificante, un poveraccio...), devo prendere e gustare i regali che la vita mi fa e, ultimo ma non ultimo, devo imparare a prendere le distanze anche da questo "nuovo amore".
Eh sì... non voglio ripetere l'errore che ho commesso per più di venticinque anni e di cui pagherò le conseguenze per tutta la vita.
"Il mio prode cavaliere" è incredibile, speciale, meraviglioso, unico, straordinario, mi fa star bene come non avrei osato mai chiedere, mi ha fatto ricordare cosa vuol dire "essere innamorata", ma è sposato... Non ho speranze.
 Non volevo innamorarmi, non cercavo nulla quando ho cominciato a scrivermi con questa persona, solo un po' di compagnia, comprensione e affetto, casomai, nella più rosea delle mie aspettative.
Questo "regalo" è inaspettato, ma perchè non porti nuovi dolori, non dovrà mai diventarmi indispensabile e necessario per la mia sopravvivenza. ... ma io riuscirò a tenere la situazione sotto controllo?
 
Sbaglio? Di nuovo? Da sognatrice inguaribile sono diventata cinica e calcolatrice?