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日志


2007/11/24

Manifestazione a Roma contro la violenza

 
 
CRONACA

Storie di dolore e di riscatto tra le ospiti di alcuni centri antiviolenza
Ma è polemica per l'esclusione degli uomini dalla manifestazione oggi a Roma (ore 14)

"Il giorno in cui ho smesso di avere paura..."
Donne in marcia contro la violenza

Il corteo in coincidenza con la giornata mondiale. I dati: un milione e 150 mila vittime in un anno, il 70 % in casa
Il sottosegretario Linguiti: "Sbagliato escludere gli uomini. Bisogna intervenire sui modelli culturali"
di CLAUDIA FUSANI


ROMA - La voce di donna arriva per telefono, sono le sette di sera, in lontananza i rumori chi dovrà occuparsi della cena nella casa accoglienza del centro antiviolenza di Imola: "Non sono stati gli schiaffi, forse a quelli mi ci ero abituata. E neppure le botte, la violenza, quel fare sempre quello che voleva lui. Io ho detto basta quando mi trascinava davanti allo specchio e mi urlava: 'Guardati, fai schifo, sei una nullità'. Ecco, il mio riscatto comincia da lì, non dalle botte ma dall'umiliazione...".

Un'altra voce di donna, questa volta "protetta" in uno dei quattro centri antiviolenza Differenza donna di Roma: "Ci ho messo sette anni, sette anni di violenza davanti agli occhi dei miei figli. Poi quando ho detto basta è stato un basta deciso, difficile, drammatico, puoi immaginare cosa significa scappare via da casa tua sapendo che non la vedrai mai più, che non vedrai più le tue cose, e portare con te i bambini, piccoli, ma grandi abbastanza per avere i loro giochi e la loro camera... Ecco, è successo che un giorno, dopo sette anni, ho detto addio a tutto questo... e bentornata a me stessa".

Nel centro Roberta Lanzino di Cosenza vivono cinque donne, una è mamma di due bambini, anche loro vivono qua. Sono tutte italiane, tutte della provincia di Cosenza , hanno dai 35 ai 55 anni. Tra poco potrebbe arrivare una nuova ospite, una studentessa. In loro nome parla la responsabile Antonella Veltri: "Hanno impiegato mesi e anni per arrivare fin qui e quando lo hanno fatto è stato per disperazione assoluta. Oltre alle violenze fisiche e psicologiche qui devono combattere anche la cultura mafiosa. E' un'altra forma di violenza". Che andrebbe aggiunta ai tanti tipi di violenza che le donne possono subire.

Cifre da paura - Voci senza nome. Paura, vergogna, motivi di sicurezza: è terribilmente rischioso in Italia, oggi, anno 2007, dire no a un marito o a un convivente violento, ribellarsi e scappare via, cercare di recuperare la propria autonomia. Provare a smettere di avere paura. Sono voci di donne senza nome che accettano di parlare solo perché "più se ne parla e meno paura ci sarà in giro". Perché, forse, se avesse trovato il coraggio Barbara Spaccino, incinta del terzo figlio, uccisa dal marito, sarebbe ancora viva. E così Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre perché vestiva minigonne e non voleva il velo. E poi Anna Paola violentata a Torre del Lago, Sara stuprata a Torino da un amico, Carla a Bologna. Anche Mez, la dolce ragazza inglese sgozzata in camera da letto a Perugia ancora non si sa da chi. Sono solo alcuni dei nomi di quel milione e 150 mila di donne vittime in Italia negli ultimi dodici mesi di violenze e abusi, il 22 per cento in più dell'anno scorso, il 5,4 per cento del totale delle donne. Alcuni nomi delle 180 morte per le violenze subìte, una ogni due giorni; di quel 3,5% vittima di violenza sessuale, di quel 2,7che ha subìto violenza fisica e di quelle 74 mila stuprate o quasi.
 

La giornata contro la violenza sulle donne - "La violenza degli uomini contro le donne comincia in famiglia e non ha confini" è scritto nello striscione che oggi apre, vigilia della giornata mondiale, la marcia delle donne contro la violenza e in nome della propria autodifesa. Manifestazione (raduno piazza della Repubblica, ore 14; info: www. controviolenzadonne. org) partita dal basso, senza cappelli politici, grazie alla forza di mobilitazione di collettivi femministi come Amatrix, Libellule, Feramenta, Assemblea femminile via dei Volsci 22 e degli oltre settanta Centri antiviolenza sparsi in tutta Italia. Una manifestazione nata e cresciuta - hanno aderito il ministero delle Pari Opportunità, della Famiglia e della Sanità e oltre 400 organizzazioni tra cui Amnesty, Arci, Cgil, Udi, le donne del Prc - proprio perché quella massa di cifre e percentuali messi a disposizione quest'anno per la prima volta dall'Istat su richiesta del ministro Pollastrini non diventino solo statistiche. Ma restino volti e storie. Di dolore e, soprattutto, di riscatto.

Gli esclusi, cioè gli uomini - La manifestazione è sessista e le organizzatrici hanno deciso di tenere fuori gli uomini. Le polemiche si sono sprecate in questi giorni. "Non sono d'accordo, è una scelta sbagliata, che non condivido e non comprendo perché proprio in questo tema, nel momento in cui le cifre e i dati ci dimostrano che bisogna intervenire sui modelli culturali e sulla incultura patriarcale, è sbagliato tenere fuori una delle due parti interessate" sottolinea il sottosegretario alle Pari Opportunità Donatella Linguiti. Comunque il corteo sarà grande. E da qualche parte - si novella- gli uomini troveranno posto. Magari in fondo, magari ultimi ma ci saranno.

Una manifestazione femminista


"Il potere di ricatto delle famiglie" - Il 69, 7 per cento delle violenze avviene all'interno delle mura domestiche. Ma solo il 18,2% delle donne che ha subìto violenza in famiglia la considera un reato e solo il 7,2% la denuncia. Bisogna soffermarsi su queste cifre prima di "entrare" nel centro Roberta Lanzino di Cosenza. "L'80 per cento delle nostre ospiti non è autonoma dal punto di vista economico e il ricatto che può fare la famiglia è tale che sei su dieci rinunciano ad arrivare fin da noi, a fare questo passo" racconta Antonella Veltri responsabile del centro. Una signora ha saltato cinque colloqui. Si è fatta viva la prima volta un anno fa. La non cultura mafiosa aggiunge violenza a violenza. "Il potere di ricatto delle famiglie è altissimo e tocca una gamma svariata, dalla solitudine all'infamia, dal 'non vedrai più i tuoi figlì al 'nessuno al paese ti rivolgerà più la parola'". Una volta vinta la minaccia della famiglia, il passo successivo è "farsi credere": "Molte donne, prima di arrivare da noi per un colloquio, sono andate dal maresciallo disperate, gonfie, con i lividi, col referto medico, a una era stato sbattuto in testa l'oblò divelto dalla lavatrice... beh, si sono sentite rispondere 'Signora ci pensi bene, forse è meglio che si tenga suo marito...'". Nei centri si entra solo se c'è volontà di farlo "ma anche quando hanno trovato la forza di arrivare sin qua, il 10 per cento a un certo punto abbandona: la pressione da parte della famiglia o del marito è tale per cui non ce la fanno. Ci lasciano e di loro non sappiamo più nulla". Le altre, a cui la disperazione fa fare quello che non avrebbero mai immaginato - lasciare la famiglia - cominciano un faticosissimo ma meraviglioso viaggio "verso la consapevolezza, l'autostima, la propria autonomia. Il riscatto. Cerchiamo di insegnare loro un mestiere o di valorizzare quello che già sanno fare, troviamo una casa, una stanza, soprattutto le accompagniamo verso la separazione e il divorzio prima, il processo penale poi, un altro appuntamento a cui si arriva con molta difficoltà perché non ci sono pene per i mariti violenti".

"Dopo sette anni ho smesso di avere paura" - Maria, nome di fantasia, ha 30 anni. Mancano pochi minuti alle quattro e deve scappare a prendere i suoi figli a scuola, "sperando di non trovare lui che mi aspetta da qualche parte". Parla da uno dei centri Differenza Donna di Roma. "Sono riuscita a dire basta in modo deciso dopo sette anni di botte, insulti, umiliazioni, paura. Ma quando ho deciso è stato un basta definitivo. Non saprei dire cosa e quando: è successo che un giorno davanti a me non avevo altra via se non quella di andarmene. All'improvviso ho smesso di avere paura. Così ho guardato per l'ultima volta la mia casa e le mie cose che non avrei più rivisto, ho preso i miei due figli e sono venuta qua. Due, tre mesi prima avevo trovato il coraggio, aiutata dall'assistente sociale, di prendere il telefono, fare quella telefonata e chiedere aiuto. La cosa più difficile era proprio raccontare quello che mi succedeva, far capire come era lui, il mio ex marito, come poteva cambiare all'improvviso dentro le mura di casa. La paura più grande, a quel punto, era quella di non essere creduta". Con l'assistenza del centro Maria ha potuto fare tre denunce penali e ha cominciato a ricostruire se stessa "perché ero distrutta. I miei figli sanno tutto, o meglio sapevano già perché hanno sempre visto tutto. Diciamo che adesso sanno dove è il bene e dove è il male e hanno imparato a rispettarmi di nuovo e a riconoscermi autorevolezza". Maria potrà stare qui sei mesi- un anno. "Durante il giorno lavoro come donna delle pulizie, qualche ora per non far mancare nulla ai miei bambini. Prima non lavoravo. Devo cominciare a guardarmi intorno perché tra sei mesi, un anno, dovrò fare da sola ed essere autosufficiente. Per me, per i miei figli, per la mia nuova vita".

Un problema culturale - Sabrina Frasca, responsabile di un centro Differenza donna, spiega che sarebbe "fondamentale, a livello generale e nell'interesse di tutti, poter lavorare e mettere in discussione il modello culturale patriarcale nel rapporto uomo- donna", non solo tra marito e moglie ma anche tra padre e figlia o tra superiore e dipendente, "ovunque ci sia una relazione donna-uomo in rapporto di autorità". "Solo così - aggiunge - si può sperare, in un tempo medio lungo, di poter correggere le statistiche disperate sulla violenza del partner e dentro le mura di casa". Alla cooperativa Trama di terre, in Romagna, le ospiti sono quasi tutte straniere, per l'esattezza nove mamme e dieci bambini. Le nazionalità coprono mezzo atlante geografico: Russia, Tunisia, Marocco, Angola, Pakistan, Romania, Armenia. Sono mogli-bambine di matrimoni combinati che poi una volta in Italia scappano dalla casa-prigione; ci sono ragazze cacciate di casa perché incinte; una ragazza rom di 23 anni abbandonata dal marito con due figli. "E' qui da pochi giorni - racconta Tiziana Dal Pra, responsabile del centro - ci guarda e ripete: da noi se una donna parla troppo il marito la picchia". Arriva al telefono Anna, un altro nome di fantasia, 32 anni, straniera, arrivata in Italia tre anni fa, primo approdo Bologna, una bimba - allora - di di cinque mesi: "Ho trovato lavoro come commessa. Tra poco andrò a vivere con mia figlia in una casa che divido con un'altra donna che ho conosciuto nel centro. Ora mi guardo allo specchio e sono fiera di me". Prima c'era stata una storia di violenze, botte e umiliazioni infinte. Anna era la "prima" voce parlante di questo viaggio nel dolore e nel riscatto: "Mio marito vedeva la tivù qui in Italia, vedeva le donne in tivù poi si girava verso di me e mi diceva che facevo schifo, che ero una nullità, che non avrei mai combinato nulla nella mia vita, mi trascinava davanti allo specchio e mi diceva 'ma guarda come sei diventata'. Adesso io ho un lavoro, tra poco avrò una casa mia, saprò crescere mia figlia e insegnarle ad avere rispetto di sé".

Oggi saranno tutte in marcia, a Roma. Anna, Maria, i loro figli e le altre avranno un cartello, uno striscione tradotto in tutte le lingue: "La violenza non ha né cultura né religione né nazionalità. Ha solo un sesso".

(24 novembre 2007)
2007/11/15

catena sms

 
 
Stamani, di buon mattino, sul cellulare mi è arrivato un sms di una mia cara amica e collega.
 
Lo riporto sul mio blog, senza nessuna modifica, e lo dedico a tutti voi, miei carissimi amici.
 
 
"Di solito interrompo le catene, ma questa è bellissima...
Stamattina aprendo la finestra un angelo mi ha chiesto
cosa mi auguravo per oggi.
Gli ho risposto di prendersi cura della persona
che legge questo messaggio e della sua famiglia.
Gli angeli esistono e quando non hanno le ali,
si chiamano amici.
Buona giornata..."
 
 
Buona giornata a tutti voi,
vittoria
2007/11/9

l'incontro

Carissimi, eccomi!
 
Ritorno, chiedendovi scusa per essere stata lontana da voi così tanto tempo.
 
Riprendo il mio "racconto di vita", da dove l'avevo interrotto.
 
Alla fine di ottobre era il mio anniversario di matrimonio (non dico quanti anni... meglio non fare troppi conti).
Non dico che mi aspettavo di trascorrerlo in modo romantico o struggente, ma, si sa, "la speranza è sempre l'ultima a morire".
 
L'atmosfera si era preparata già una decina di giorni prima, quando mio marito, come tutti gli anni, ha partecipato ad una gara locale di corsa ed io, come tutti gli anni, mi sono offerta di accompagnare in auto sia Lui che i suoi amici alla partenza; inutile precisare che io, sapendo che ci sarebbe stata anche la biondona, lo avevo pregato di parlarle e di pregarla di starci alla larga.
La mattina della gara, con mia grande sorpresa, Lui mi dice che in auto saremo solo noi due; gli altri si sarebbero spostati in modo autonomo.
... ma la mia sorpresa è aumentata ancordi più, quando ho capito che TUTTI gli altri (biondona compresa) si sarebbero trovati al solito posto: l'unico che sarebbe mancato era proprio LUI e SOLO Lui!
Mi sono arrabbiata: gli ho detto che non è Lui che si deve estraniare dal gruppo di amici (non è questo che voglio!), ma è lei che deve trovare altre persone da frequentare.
Al traguardo, come al solito, mi sono dovuta sorbire prima l'arrivo di lei (sempre più veloce di mio marito), che si è unita al gruppo degli amici per riprendere la borsa e gli abiti lasciati al mattino, alla partenza.
Inevitabile l'incontro. Io l'ho ignorata.
Sulla strada del ritorno (eravamo a piedi, stavolta, perchè l'arrivo era vicino a casa nostra), lei ci sorpassa "sculettando" e saluta mio marito, tutta cinguettante.
Il mio morale è precipitato un chilometro sotto terra, perchè ho capito che Lui non le aveva detto nulla o, se le aveva parlato, lei mi stava provocando.
Il resto della giornata: nera, nerissima, con me in pianti dirotti.
 
Alla fine della serata, poco prima di cena, mi faccio coraggio e le telefono.
Sì, le telefono, per chiarire una volta per tutte.
Devo sapere diverse cose, prima fra tutte, qual è il tipo di rapporto che la lega a mio marito: amicizia... avventura... amore... trasgressione...
Devo poi chiederle "chi cerca chi", visto che continuo a trovare sul cellulare di mio marito traccia di sms e telefonate fra loro due (...e stavolta giuro che non sono andata in giro a cercare nulla, ma è stato proprio Lui che, dovendo rispondere a suo padre, mi ha messo in mano il telefonino perchè lo facessi io al posto suo!).
 
... ma il diavolo ci mette sempre la coda...
Lei non mi risponde.
Le mando allora un sms.
Mi risponde dopo un secolo, sempre con sms, dicendo che è molto impegnata, ma che ci potremo vedere nei giorni successivi.
L'incontro poi slitta per vari motivi: "... la prossima settimana ho preso qualche giorno di ferie, quindi adesso devo lavorare tantissimo, mi devo avvantaggiare... poi sarò all'estero fino a lunedì, quindi al ritorno dovrò lavorare di nuovo come una matta per rimettermi in pari... poi ci sarà il ponte di Ognissanti... magari facciamo dal 5 novembre in poi...".
... e io, per non passare da pazza furiosa, aspetto pazientemente.
 
Nel frattempo, proprio per non diventare una pazza davvero, prendo un nuovo appuntamento con l'omeopata, gli spiego a grandi linee il rischio reale di finire i miei giorni in manicomio e lo scongiuro di darmi qualcosa per mantenermi calma, anche perchè, in questi giorni, ho scoperto che mio marito ha ricaricato una vecchia sim Wind, che usava all'inizio del suo tenero idillio con la bionda... (a me viene a mente un unico motivo per cui l'abbia ricaricata...).
Confido molto negli effetti prodigiosi dell'omeopatia!!!
 
Finalmente arriva il giorno fatidico: l'incontro con la "rivale".
 
Mi fa aspettare più di mezz'ora (una riunione di lavoro imprevista), poi mi offre un caffè e ci mettiamo a parlare.
Va tutto al contrario di come avevo previsto: volevo mettere lei alle corde, farla parlare di loro, del loro legame e invece comincio a parlare di me e di Lui, della nostra crisi... sono un fiume in piena.
E lei da consigli, mi spiega come sono fatti gli uomini, come è fatto il MIO uomo... mi dice addirittura che devo ritenermi fortunata, perchè sa che a letto le cose funzionano fra di noi, quindi devo concentrarmi su quello che va bene, non su quello che ci manca.
Aggiunge che il giorno della corsa tutti gli amici lo hanno preso in giro, perchè Lui non si era unito a loro, ma era rimasto sotto il mio controllo... (proprio quello che temevo!)
Raccapricciante, umiliante, vergognoso.
Sarei voluta sprofondare.
Volevo fare la forte, invece ho fatto una figura meschina, da fallita, da perdente.
Al momento di salutarci, si è detta speranzosa che le sue parole possano essermi di aiuto e si è resa disponibile se avessi di nuovo bisogno di lei in futuro...
Roba da chiodi!!!
 
Al ritorno a casa, ho proposto a mio marito di andare a cena fuori, poi, al ritorno, gli ho detto di come avevo passato il pomeriggio.
Sembrava addirittura soddisfatto: l'immagine di me che parlo con la sua AMICA deve essergli piaciuta; Lui ne esce vittorioso, a 360°, un essere perfetto e infallibile, io, la solita imbecille che non ne azzecca una.
Per una volta ancora, ho dato prova della mia debolezza, ho pianto e confessato la mia profonda vergogna e umiliazione; alla fine gli ho dovuto chiedere di essere presa fra le braccia, perchè mi consolasse: ma che uomo è? ... ma chi ho sposato?
 
Rimane il fatto che Lui non se ne vuole andare, le spese aumentano sempre di più e io prendo sempre più coscienza che una separazione sarebbe difficilissima, sia da un punto di vista economico, come (e soprattutto) da un punto di vista affettivo, perchè il bambino (10 anni e mezzo) ha bisogno di suo padre, adesso come mai prima di ora: lo cerca in continuazione e si confronta con Lui (per il resto, in casa siamo tutte donne e mio figlio ha bisogno di un modello maschile per crescere bene, in armonia).
 
Sono in pieno marasma.
Accidenti al giorno in cui ho cominciato a prendere coscienza di me!
Era meglio quando ero completamente succube di Lui, subivo e non mi ponevo alcun problema!
 
E' evidente che la cura omeopatica non sta funzionando, perchè mi sento malissimo.
Prenderò un nuovo appuntamento, ma sono completamente sfinita, annientata, un sacco vuoto buttato in un angolo.
2007/11/8

Ottobre 2007: ancora nuove violenze in Darfur

Aggiornamenti sulla campagna di Italian Blogs for Darfur per il Darfur: da maggio 2006 chiediamo a Rai, La7 e Mediaset che si parli del conflitto in Darfur. E non solo. Il silenzio delle democrazie è la migliore arma dei tiranni.

 

SOMMARIO:

- "Io bloggo per il Darfur"

-Campagna di disinvestimento: appello alla UBS perchè non sostenga PetroChina in Sudan.

-Informazione: Nairobi chiama, Roma.. non sente.

-Sudan's Daily Voices: la blogosfera sudanese ci premia.

- Nuove violenze in Darfur, uccise cinquanta persone.

-Roma, 16 ottobre: IB4D al Premio Italia diritti umani 2007.

 

Cari amici,

Non si arresta l'ondata di violenza che ha travolto la città di Muhajiriya, nel Sud Darfur, l'8 ottobre scorso: gli osservatori internazionali stanno indagando sul massacro che le forze regolari sudanesi avrebbero compiuto nella regione. Il NYT riporta le testimonianze di molti cittadini che accusano l'esercito di aver puntato le armi sui civili: "due colonne di soldati governativi in uniforme, insieme a dozzine di uomini della milizia non in uniforme, hanno circondato la città intorno a mezzogiorno e hanno assalito il mercato"; "hanno trascinato mio padre e gli altri fuori dalla moschea e hanno tagliato loro la gola".

L'assedio di Muhajiriya ci ricorda che il caos che caratterizza il conflitto in Darfur non è causuale, ma è ricercato dal governo sudanese, come emerge dal dossier "Darfur: Choas by Design" della Human Rights Watch: la frantumazione del fronte ribelle, l'esacerbarsi delle tensioni inter-etniche, l'indefinito margine che separa le azioni delle milizie da quelle delle forze governative, nascondono i nodi della rete che, giorno dopo giorno, si stringe a soffocare i civili del Darfur. "Oggi,la situazione sta evolvendo da un conflitto armato altamente distruttivo tra ribelli e forze governative a una violenta lotta per il potere e le risorse fra forze regolari, milizie filo-governative note come "janjaweed", diversi ribelli, fazioni di ex-ribelli  e semplici criminali. Nonostante la sua complessità, questa caotica situazione non deve distogliere l'attenzione dalla grave responsabilità del governo del Sudan per la massiva morte di civili e per lo sfollamento di 2,4 milioni di persone dal 2003, inclusi 200.000 rifugiati". Anche i campi profughi non riescono più a offirire rifugio ai disperati che fuggono dai villaggi: il numero di stupri, furti, rapimenti, sta aumentando inesorabilmente e il governo, temendo che proprio dai campi partano nuove ondate di ribellioni armate, ordina rastrellamenti e veri e propri attacchi. A pagarne le peggiori conseguenze sono le donne, che una volta violentate vengono ripudiate poi dalla comunità.

Recita un detto cinese: "Dai a un uomo un pesce e mangerà per un giorno, insegna a un uomo a pescare e mangerà per il resto della sua vita". Lo cita Drima, un giovane blogger sudanese, nella nostra recente intervista. Per questo, Italians For Darfur, in occasione del Global Day for Darfur in Italia del 16 settembre scorso, aveva deciso di sostenere la scuola tecnica per orfani del Darfur di Padre Vincenzo Donati, che ha da poco accolto 400 nuovi ragazzi per insegnare loro un lavoro. Italians for Darfur rinnova anche questo mese il suo impegno, promuovendone la causa nella speranza che si possa dare un futuro alle nuove generazioni del Darfur. Donazioni: Amici di Abuna Vincent ONLUS:CIN S ABI 07601 CAB 10300 - conto N. 000039521117 )

Risorse video:

On-line anche su youtube il reportage dal campo profughi di El Fasher, Darfur, realizzato da Antonella Napoli. Per favore commentate e votatelo, per dargli massima visibilità! Il dvd è inoltre liberamente disponibile per proiezioni pubbliche in eventi e manifestazioni nella tua città o scuola. Contattaci per maggiori informazioni.
-Video Reportage Italians for Darfur
-Video "SOS DARFUR" in italiano
-Video "Darfur" (Evoé), realizzato per il Global Day del 16 settembre
-Video "Living Darfur", nuovo singolo dei Mattafix

 

Dal blog:

"Io bloggo per il Darfur": il volto e..il blog di chi ha a cuore il Darfur

Italian Blogs for Darfur, campagna on-line del movimento italiano per i diritti umani in Darfur, dopo il successo di "Una vignetta per il Darfur - diamo colore all'informazione", ha chiesto anche ai fotografi on-line di dedicare una loro creazione al Darfur, interpretando il motto dei bloggers di Italian Blogs for Darfur: "Io bloggo per il Darfur". Gli scrittori della rete cercano in questo modo di colmare il vuoto di informazione lasciato dai media tradizionali italiani, con la speranza che il nostro appello alle maggiori emittenti televisive venga accolto al più presto.


Alessandro Branca, fotografo a Milano dal 1992, è il generoso artefice del primo contributo pervenutoci, pioniere di quella che speriamo diventi una ricca galleria: la foto ritrae la pittrice Jole Noemi Marischi, che ha dipinto per l'occasione la tela inquadrata, che blogga per il Darfur!
Invito tutti i nostri amici e lettori a dare massima distribuzione a questa prima foto, sperando che altri fotografi e artisti, ma anche -soprattutto - i comuni - tanti- bloggers italiani ,aderiscano e ci "mettano la faccia".

Campagna di disinvestimento: appello alla UBS perchè non sostenga PetroChina in Sudan.

Italians for Darfur ha aderito alla campagna promossa dalla Save Darfur Coalition contro la decisione di una delle più grandi società a livello internazionale di servizi finanziari, UBS, con sede a Basilea (Svizzera), di supportare la vendita di azioni della PetroChina, società della China National Petroleum Corporation.
Non c'è compagnia al mondo che abbia peggior impatto sui diritti umani in Sudan: la PetroChina è, infatti, il maggiore acquirente del petrolio sudanese, incurante dell'uso che il governo sudanese fa delle ingenti somme ricavate, spese per lo più in armi e mezzi per la guerra in Darfur, dove si consumano efferati crimini contro l'umanità.
Italians for Darfur vi invita a unirvi a noi e a inviare un messaggio forte alla UBS, affinché usi la sua influenza per spingere la CNPC/PetroChina ad adottare una politica commerciale più rigorosa verso il rispetto dei diritti umani in Sudan e, nel caso il colosso cinese si dimostri indifferente, a ritirarsi dall'offerta pubblica: http://www.darfurdivestment.org/ubs/.

 

Informazione: Nairobi chiama, Roma.. non sente.

 
 

Solo un'ora. Tanto valgono i 300.000 morti del Darfur: nei telegiornali italiani, nel 2006, è stata dedicata poco più di un'ora al conflitto in Darfur, regione del Sudan dove si consumano efferati crimini contro l'umanità e dove lo stupro è usato come terribile arma da guerra.
Non abbiamo notizie neanche dallo Zimbabwe, dal Congo, dal Delta del Niger, dalla Somalia, solo per citare altre aree dell'Africa in cui i diritti umani valgono meno di un fucile[...].Il servizio pubblico televisivo sembrava aver fatto un primo importante passo in avanti con l'apertura di una sede RAI a Nairobi, Kenya, il 18 maggio 2007, con grande soddisfazione delle agenzie missionarie e delle associazioni della Tavola della Pace.
Ma l'operazione, a un semestre di distanza, assume sempre più il gusto amaro del "lavaggio di coscienza" da parte della sede di viale Mazzini, nonostante l'impegno del giornalista Enzo Nucci, a cui è stata affidata la direzione della sede africana.
Dall'apertura della sede, sono stati trasmessi solo un'ora di servizi dall'Africa.Continua il nostro impegno per una migliore qualità dell'informazione televisiva italiana: chiediamo più informazione sul Darfur e sulle crisi umanitarie dimenticate. Firmate il nostro appello.

Sudan's Daily Voices: la blogosfera sudanese ci premia.

[...] Sudan's DailyVoices fornisce la classifica dei primi 15 blog che giorno per giorno registrano il maggior grado di attenzione riscosso dalla comunità dei bloggers sudanesi. Il solo esserci, in questa classifica decisa dalla blogosfera sudanese, sarebbe già un successo, se non fosse che oggi, 7 ottobre, il blog di Italian Blogs for Darfur, capofila della campagna on-line di Italians for Darfur, è salito alla 13° posizione.

Nuove violenze in Darfur: uccise cinquanta persone.

Una nuova azione militare del governo sudanese ha causato la morte di circa cinquanta persone, per lo più civili ma anche esponenti del gruppo del Slm che nel 2006 firmò l'accordo di pace con il governo di Khartoum ad Abuja, in Nigeria.
Ora, dopo l'attacco lanciato dalle truppe governative alla città di Muhajeria, nel Darfur del Sud, area sotto il loro controllo. I ribelli minacciano di riprendere le ostilità.
Khartoum, come al solito, ha smentito ogni coinvolgimento, affermando che la città sarebbe stata presa d'assalto da "tribù della zona".
Questo episodio segue la segnalazione di alcuni giorni fa di alcuni osservatori Onu i quali hanno denunciato che Haskanita, un villaggio del Darfur sotto il controllo delle truppe sudanesi, è stato raso al suolo presumibilmente in un atto di vendetta dopo l'attacco contro una base di peacekeepers della forza dell'Unione africana la scorsa settimana [...].

Roma, 16 ottobre: IB4D al Premio Italia diritti umani 2007.

Il 16 ottobre Italians for Darfur ha partecipato al Premio Italia Diritti Umani, nato dall’esigenza da parte delle associazioni coinvolte di voler dare un giusto riconoscimento a coloro che, per la loro attività, si sono distinti nel campo dei diritti umani.L'evento è stato organizzato dalla Flip presso la Fondazione Europea “Dragan”, a Roma, con l’adesione della sezione italiana di Amnesty International e Centro Astalli.

Ottobre 2007: ancora nuove violenze in Darfur

 

In particolare, al Darfur è stato dedicato l'intervento delle 17,30: "Darfur, Origine del conflitto, situazione attuale e opportunità per la risoluzione" di Stefano Cera, rappresentante di Italians for Darfur, ricercatore in teorie e tecniche della trasformazione dei conflitti e autore del volume “Le sfide della diplomazia internazionale. Il conflitto nel Darfur - L’escalation della questione cecena: i sequestri di ostaggi del teatro Dubrovka e della scuola di Beslan” (edito da LED Edizioni).

Un caro saluto

 

Cc: Italian Blogs for Darfur (IB4D) - http://www.italianblogsfordarfur.it - itablogsfordarfur@savetherabbit.net 
La newsletter è consultabile anche on-line e scaricabile in formato PDF, alla pagina Newsletter del sito.


2007/11/3

BEPPE GRILLO E LA FINE DELLA RETE: Fatela girare!!!

 
 
 
 
BEPPE GRILLO : LA LEGGE LEVI-PRODI E LA FINE DELLA RETE
Di Admin (del 19/10/2007 @ 21:12:04, in News, linkato 881 volte)
 
 
 
Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.
 
Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a : levi_r@camera.it
 
Fonte: http://www.beppegrillo.it

"rifletti..." (dal blog di alex86)

Questo post è stato copiato dal blog di un ragazzo di ventanni circa e questo è il suo blog:

^v´¯`×) Alexander "86" (×´¯`v^

Peace & Love 4 free Spirit
 
 
Vi invito a leggerlo, non tanto per quel che riguarda la "catena" finale (usanza che io personalmente detesto), ma per il messaggio finale.
A me è piaciuto moltissimo e penso che l'invito a non nascondere i propri sentimenti o a non rimandare mai al domani quello che possiamo fare oggi sia da seguire da parte di tutti noi.
 
 
 
 
 
 
[C'era una volta un ragazzo cn una grave malattia...una malattia di cui nn si conosceva la cura] [Aveva 17 anni, ma poteva morire in qualsiasi momento... Visse sempre in casa sua, con l'assistenza di sua madre... Stanco di stare in casa, decise di uscire almeno una volta...] [Chiese il permesso a sua madre.] [Lei accettò.] [Camminando nel suo quartiere vide diversi negozi Passando per un negozio di musica guardando dalla vetrina,notò la presenza di una tenera ragazza della sua età.] [Fu amore a prima vista. Aprì la porta ed entrò guardando nient'altro che la ragazza.] [Avvicinandosi poco a poco, arrivò al bancone dove c'era la ragazza.] [Lei lo guardò e gli disse sorridente: "Posso aiutarti?" Nel frattempo egli pensava [Nello stesso istante sentì il desiderio di baciarla.] [Balbettando le disse: Si, eeehhhmmm, uuuhhh...mi piacerebbe comprare un CD".] [Senza pensarci, prese il primo che vide e le diede i soldi.] [Vuoi che te lo impacchetti?" - Chiese la ragazza sorridendo di nuovo.] [Egli rispose di si annuendo; lei andò nel magazzino, tornò con il pacchetto e glielo consegnò.] [Lui lo prese ed uscì dal negozio.] [Tornò a casa e da quel giorno in poi andò al negozio ogni giorno per comprare un cd.] [Faceva fare il pacchetto sempre alla ragazza e poi tornava a casa per riporlo nell'armadio.] [Egli era molto timido per invitarla ad uscire e nonostante provasse non ci riusciva.] [Sua madre si interessò alla situazione e lo spronò a tentare, così egli il giorno seguente si armò di coraggio e si diresse al negozio.] [Come tutti i giorni comprò un altro cd e come sempre lei gli fece una confezione.] [Lui prese il cd e, in un momento in cui la ragazza era distratta, posò rapidamente un foglietto con il suo numero di telefono sul bancone; dopodichè uscì di corsa dal negozio.] [Driiiiin!!! Sua madre rispose al telefono: "Pronto?", era la ragazza che chiedeva di suo figlio; la madre afflitta cominciò a piangere mentre diceva: "Non lo sai?...è morto ieri".] [Ci fu un silenzio prolungato interrotto dai lamenti della madre.] [Più tardi la madre entrò nella stanza del figlio per ricordarlo.] [Decise di iniziare dal guardare tra la sua roba.] [Aprì l'armadio.] [Con sorpresa si trovò di fronte ad una montagna di cd impacchettati.] [Non ce ne era nemmeno uno aperto.] [Le procurò una curiosità vederne tanti che non resistette:ne prese uno e si sedette sul letto per guardarlo; facendo ciò, un biglietto uscì dal pacchettino di plastica..] [La madre lo raccolse per leggerlo, diceva: "Ciao!!!Sei bellissimo! Ti andrebbe di uscire con me?? TVB... Sofia."] [La madre emozionata ne aprì altri e trovò altri bigliettini: tutti dicevano la stessa cosa.] [Morale:Questa è la vita, non aspettare troppo per dire a qualcuno di speciale quello che senti.] [Dillo oggi stesso.] [Domani potrebbe essere troppo tardi.]

Questo commento è stato scritto per  far riflettere la gente e così, poco a poco, cambiare il mondo. Se credi che sia importante che il mondo cambi, copialo e mettilo nel tuo blog! Tutto questo è per dire "sei speciale": fai quello che ho fatto io e copia questo blog ADESSO, senza perdere tempo, non domani perchè ricorda... potrebbe essere tardi... Bacia coloro che ami e farai delle magie! Con l'amore tutto è possibile. In bocca al lupo. Questa è una traduzione letteraria dallo spagnolo. L'originale del New England ha fatto il giro del mondo 10 volte. Adesso è arrivato a te. Avrai una sorpresa entro 4 giorni dalla lettura di questo testo: quello che devi fare è copiarla. Non è uno scherzo, non inviare denaro perchè  le buone intenzioni non hanno prezzo.

 Un ufficiale di Panama ricevette 170 milioni di dollari dopo aver letto e copiato questo commento.

La famiglia Elliot ricevette 20 milioni per non aver interrotto la catena. Invece nelle

Filippine, CanaWalap perse la sposa per una  malattia dopo

sei giorni dalla lettura di questo blog. Non lo aveva fatto circolare tra amici e conoscenti.

PER FAVORE COPIALO E VEDRAI COSA SUCCEDE IN 4 GIORNI.

La catena viene dal Venezuela; fu scritta per Paul Montes missionario sudamericano.

Affinchè questo messaggio continui a girare, copiao e fallo copiare!

Dopo alcuni giorni riceverai una SORPRESA

2007/11/2

la ruota palindromica

LA RUOTA ...



Il Primo giorno, Dio creò la Mucca e disse:

Dovrai andare nei campi con il contadino, soffrire tutto il giorno sotto il sole, figliare in continuazione e farti spremere tutto il latte possibile.

Ti concedo un'aspettativa di vita di 60 anni.

La Mucca rispose:

- Una vita così disgraziata me la vuoi far vivere per 60 anni? Guarda, 20 vanno benissimo, tieniti pure gli altri 40!

E così fu.

Il secondo giorno, Dio creò il Cane e disse:

- Dovrai sedere tutto il giorno dietro l'ingresso della casa dell'uomo, abbaiando a chiunque si avvicini. Ti assegno un'aspettativa di vita di 20 anni.

Il Cane replicò:

- 20 anni a rompermi le palle e a romperle agli altri? Guarda, 10 sono più che sufficienti, tieniti pure gli altri!

E così fu.

Il terzo giorno, Dio creò la Scimmia e disse:

- Dovrai divertire la gente, fare il pagliaccio ed assumere le espressioni più idiote per farla ridere. Vivrai 20 anni.

La scimmia obiettò
:

- 20 anni a fare il cretino? Mi associo al cane e te ne restituisco 10!

E così fu.

Infine, Dio creò l'Uomo e disse:

- Tu non lavorerai, non farai altro che mangiare, dormire, scopare e divertirti come un matto. Ti assegno 20 anni di vita!

E l'Uomo, implorante:

- Come, 20 anni?!? solo 20 anni di questo Bengodi? Senti, ho saputo che la Mucca ti ha restituito 40 anni, il Cane 10 e la Scimmia altri 10, sommati ai miei 20 farebbero 80, dalli tutti a me!!!

E così fu.

Ecco perché per i primi 20 anni della nostra vita non facciamo altro che mangiare, dormire, giocare, scopare, godercela e non fare un cazzo, per i successivi 40 lavoriamo come bestie per mantenere la famiglia, per gli ulteriori 10 facciamo i cretini per far divertire i nipotini, e gli ultimi 10 li passiamo rompendo le palle a tutti.


 

Tutto gira intorno ad una ruota palindromica:

 

A 3 anni il successo è: non pisciarsi addosso.



A 12 anni il successo è: avere tanti amici.

A 18 anni il successo è: avere la patente.

A 20 anni il successo è: avere rapporti sessuali.

A 35 anni il successo è: avere moltissimi soldi.

A 50 anni il successo è: avere moltissimi soldi.

A 60 anni il successo è: avere rapporti sessuali.

A 70 anni il successo è: avere la patente.

A 75 anni il successo è: avere tanti amici.

A 80 anni il successo è: non pisciarsi addosso!